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31 gennaio 2007
L’IDIOTA DEL MOMENTO : GIANFRA’ EROE PARACULISTA

SUL FASCISMO

"Cercheremo di attualizzare il nostro sogno, dimostrando che nel fascismo ci sono elementi validissimi per la società italiana". (1987).
"Cari camerati…il MSI, l’intero MSI, rivendica fermissimamente il proprio diritto di esistere e di riferirsi al fascismo" (1988)
"Non abbiamo niente da rimproverarci: il movimento da cui traiamo origine è stato sconfitto dal verdetto delle armi, non dalla Storia". (1992)
"No, no. La storia, amico mio, non è una baguette da poter tagliare a fette. Non si può dire: a me piace questo pezzo e quest'altro no. La storia è un tutto unico. Non si può, oggi, giudicare un periodo storico dividendolo in una parte buona e in una cattiva. La storia ha già dato la risposta finale". (2002)
"denunciare le pagine di vergogna che ci sono nella storia del nostro passato. Bisogna farlo per capire la ragione per cui ignavia, indifferenza, complicità e viltà fecero sì che tantissimi italiani nel 1938 nulla facessero per reagire alle infami leggi razziali volute dal fascismo". (2003)
"nessuna giustificazione per i carnefici di ieri" (2003)
"Il popolo italiano - ha detto ancora il vicepresidente del Consiglio - si assume la responsabilità per quanto accaduto dal 1938, quando sono state adottate le leggi razziali. Non c'è condanna senza assunzione di responsabilità". (2003)
"Sono un postfascista, ma sarebbe meglio dire un fascista nato nel dopoguerra". (1988)
"Credo ancora nel fascismo, sì, ci credo. Soprattutto oggi, cha anche il PCI si è arreso e trova idonea questa società, la scommessa [del fascismo] è ancora più valida." (1989)
«Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista» (1990)
«È più che mai attuale il "Boia chi molla" di Ciccio Franco». (1991)
«Non occorre impostare un rilancio del Msi su una operazione di ridefinizione ideologica: tutti quanti diciamo che siamo i fascisti, gli eredi del fascismo, i post-fascisti, o il Fascismo del Duemila» (1991)
«Siamo tutti figli della democrazia. Come può un giovane, oggi, non essere democratico?» (1995)
"Noi con il fascismo abbiamo fatto definitivamente i conti. Non ci sentiamo gli eredi" (2003)
«Ai combattenti della Decima Mas, espressione più alta del valore dei nostri soldati, va il cameratesco saluto di tutto il Msi... Ognuno di voi, e con voi tutti i combattenti delle Forze Armate della Rsi, rappresenta la prova che chi è vinto dalle armi ma non dalla storia è destinato a gustare il dolce sapore della rivincita... Dopo quasi mezzo secolo, il fascismo è idealmente vivo...» (1992)
"Rientrano certamente tutte quelle pagine relative alla discriminazione e ancor più alla persecuzione nei confronti degli ebrei e più in generale delle minoranze. E quindi certamente vi rientra anche quella pagina" (2003 sulla Repubblica di Salò)
«l’identità che il MSI orgogliosamente rivendica non è tesa a restaurare il regime fascista, bensì a rilanciare i valori che quel regime teneva ben presenti ed elevò alla massima dignità». (1992)
"Oggi siamo qui perchè la storia non si ripeta, perchè mai più si compiano simili mostruosità" (24 gennaio 2002 Giornata della Memoria per le vittime della Shoah)

"Non solo ci siamo dissociati dall'esperienza fascista, ma l'abbiamo condannata. Questa condanna appare nel modo più inequivocabile nei documenti approvati al Congresso di Fiuggi, in occasione della fondazione di Alleanza Nazionale. Anche noi, come Forza Italia, crediamo in un libero mercato, l'unico che consenta di generare ricchezza. Ma crediamo anche di dover prestare attenzione alle fasce più povere della popolazione. Noi dedichiamo molta attenzione ai problemi sociali: questo è ciò che chiamiamo la "vocazione sociale" - l'esigenza di una solidarietà sociale. (2002)

"La descrizione più chiara è anche la più semplice: destra. Una destra democratica, che fa propri i valori libertà, uguaglianza, solidarietà del popolo e tra i popoli. Respingo risolutamente le definizioni di 'destra radicale' o 'neofascista', così come quella di 'postfascista'. Si tratta di rappresentazioni semplicistiche, diffuse dai media, derivanti dal fatto che il Movimento sociale italiano (MSI) è stato, in un certo senso, l'erede del fascismo. Ma il fascismo, noi di Alleanza Nazionale lo abbiamo condannato. Quanto al nostro modello, in tutta Europa la destra è radicata nelle tradizioni locali e nazionali, per cui non esiste un unico modello in assoluto. De Gaulle potrebbe essere tra tutti il modello migliore. E' stato uno dei maggiori statisti, l'uomo che è riuscito a integrare due valori essenziali: la democrazia e lo spirito nazionale. Il fascismo, che esaltava soprattutto quest'ultimo, si è trasformato in un nazionalismo aggressivo, il quale a sua volta ha portato all'esclusione della democrazia. Per converso, de Gaulle è riuscito a raggiungere un buon equilibrio tra i due valori della destra la democrazia, che ha portato con sé la libertà, e lo spirito nazionale e patriottico". (2002)

 SU BENITO MUSSOLINI

«Sono convinto che l’intuizione mussoliniana di una terza via alternativa al comunismo e al capitalismo sia ancora oggi attualissima. Il nostro compito è di attualizzare, in una società postindustriale alle soglie del 2000, gli insegnamenti del fascismo che con la Carta del lavoro del 1927, l’Umanesimo del lavoro di Gentile e i 18 punti di Verona della Rsi, ha lasciato un testamento spirituale, dal contenuto profondamente sociale, dal quale non possiamo prescindere». (1992)
"Bisogna dire grazie a Mussolini se nel '22 l'Italia non è diventata comunista". (1992)

"il duce è stato il più grande statista del secolo, un esempio di amore per la propria terra e la propria gente un giorno l’Italia lo dovrà riabilitare e insieme a Cavour, Mazzini e Garibaldi, anche a lui saranno intitolate piazze e monumenti" (1994)
«Mussolini è stato il più grande statista del secolo ... Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti». (1994)

«Berlusconi dovrà pedalare per dimostrare di appartenere alla storia come Mussolini». (1994)
"L'unica colpa di Mussolini è di aver creduto che la guerra sarebbe durata poco. E' partito per correre i cento metri, gli è toccata una maratona. Ha preso una cantonata". (1994)
"Mussolini è un uomo che ha posto tra parentesi la democrazia italiana. Ciò può essere considerato come un semplice dettaglio, ma è qualcosa di molto significativo. Nella storia, c'è stato chi non ha riconosciuto alcun valore alla democrazia. Mussolini non era il solo. D'altra parte, oggi ciascuno è consapevole dell'importanza della democrazia. Noi vi facciamo riferimento come a un valore supremo per l'intera popolazione. Agli occhi di chiunque creda nella democrazia, (Mussolini) appare oggi in una luce negativa". (2002)

"Certamente sì, altrimenti non sarei qui, non avrei detto ciò che ho detto e fatto ciò che ho fatto". (2003 riguardo al ripensamento su Mussolini)

SULLA RESISTENZA E L’ANTIFASCISMO

"Il MSI si è sempre rifiutato di considerare l’antifascismo come una sorta di mito unificante, di unica ragione di vita di questa Repubblica. E a maggior ragione ci auguriamo che nel prossimo futuro i nostri figli siano giudicati per quel che dicono, per quel che pensano, per quel che fanno, e non per quel che hanno fatto i loro padri e i loro nonni nel 1945. E allora l’antifascismo di per sé no è un valore." (1988)
"Penso che presto sul banco degli imputati con Togliatti dovrà salire anche Nenni, e chissà che l’Italia un giorno non si debba vergognare di avere avuto un presidente della Repubblica complice [dei partigiani] assassini" (1990)

Non crediamo che l’antifascismo possa essere solo un valore simbolico, buono per le celebrazioni delle feste comandate, ma una pratica concreta nelle lotte di ogni giorno: dall’antirazzismo alle lotte del mondo del lavoro fino all’opposizione al governo Berlusconi. Nessuno legittimazione politica può essere data agli eredi del fascismo, nessuna pacificazione né ora né mai. (1990)

"Il 25 aprile è la data fondante della democrazia" (2003)

SUL SISTEMA ELETTORALE

«L’uninominale è un sistema elettorale voluto dalla dc, dal psi e dal pds, dalla cupola della Confindustria e dal potere sindacale per salvare il regime partitocratico e riciclare i partiti sepolti da Tangentopoli. Il risultato, se vinceranno i sì al referendum-truffa, sarà la fine dell’unità nazionale e l’Italia spaccata in tre: un Nord leghista, un Centro di sinistra e un Meridione democristiano e mafioso» (Marzo 1993)
«Noi siamo per l’uninominale pura a turno secco, all’inglese». (Maggio 1994)

SU JEAN MARIE LE PEN (esponente di spicco dell’estrema destra francese ed europea)

«È più avanti di dieci anni. È un uomo sanguigno, generoso, innamorato della vita. A Nizza si tuffò nel mare mentre dal cielo nuvoloso piovevano paracadutisti...» (1992 su Jean Marie Le Pen)
"No, no. Dopo la fondazione di Alleanza Nazionale abbiamo rotto i contatti, e siamo andati avanti in una direzione completamente diversa. Al Parlamento europeo stiamo oggi collaborando con i partiti della destra moderata, ma non con quello di Le Pen". (2002)

SULL’UNIONE EUROPEA

"Il MSI è contro la società multirazziale" (1991)

"Abbiamo bisogno di un'Europa più forte anche politicamente, e non solo economicamente. Non esiste al mondo neppure una sola democrazia che sia una potenza economica senza essere al tempo stesso una potenza politica". (2002 sull’UE)
"Sì" (2002 alla domanda se fosse d’accordo con le teorie di Oriana Fallaci)

SU BOSSI E IL FEDERALISMO

«Occhetto è l’avversario, Bossi il nemico. Non accetteremo mai nessun accordo tecnico con la Lega» (Febbraio 1994)

«È un criminale. Un ubriaco. Un animale. Con lui non prenderò mai più neppure un caffè» (riferito all’ex compagno di governo Umberto, dopo il ribaltone del Dicembre 1994)

«Se quello che vuole la Lega è quello di Miglio, con i quattro cantoni o le tre macroregioni, non ci sono margini di trattativa» (6 aprile 1994 sul federalismo)

"Molto interessante" (6 mesi dopo, stesso argomento)

SUI DIRITTI CIVILI

"Un omosessuale non può fare il maestro". (1998)

«Se ci sono diritti o doveri delle persone che non sono tutelati perché fanno parte di un'unione e non di una famiglia servirà un intervento legislativo per rimuovere la disparità. Naturalmente quando parlo di persone mi riferisco a tutti.» (Dicembre 2006, sull’apertura alle coppie di fatto, omosessuali compresi)

"La linea di An è per la libertà di coscienza; se poi volete sapere cosa farò io, andrò a votare ai referendum e credo voterò alcuni sì" (2005)

SULL’INCHIESTA "MANI PULITE" E LA MAGISTRATURA

"L'avviso di garanzia a Craxi non è solo la fine di un leader, ma anche la fine ingloriosa di un regime in cui i segretari dei partiti di governo hanno accumulato negli anni più potere di qualsiasi dittatore. La scelta dei pm di Milano di emettere l'avviso di garanzia all'indomani delle elezioni amministrative dimostra che la magistratura milanese non fa politica, contrariamente a quanto sostenuto proprio dal segretario socialista". (1992)

"Evidentemente (con i corsivi dell'Avanti! contro Di Pietro, nda), il Psi sta preparando il terreno per delegittimare pesantemente l'inchiesta Mani Pulite, in vista di altre retate. Potrebbe essere arrivata l'ora di Bobo Craxi?". (1992)

La scomposta reazione di Bobo Craxi alla nostra nota dimostra che abbiamo colto nel segno: sostenere che i corsivi dell'Avanti! siano mossi dal panico che l'inchiesta milanese sulle tangenti individui uomini al vertice della cupola politico-affaristica nel ristrettissimo entourage familiare della segreteria socialista, è infatti molto più verosimile che insinuare gratuitamente che il dr. Di Pietro agisca per motivi diversi da quelli giudiziari. Se Bobo Craxi vuole trovare qualche volgare calunniatore, non deve scomodarsi a cercarlo fuori dall'ambito dei suoi amici di partito. Anche lui dovrebbe sapere che quando si è presi con le mani nel vaso della marmellata è inutile tentar di nascondere le mani e ancor più chiamare in soccorso papà" (1992)

«Basta con il garantismo, basta con questa larva di Stato impotente, basta con la legge che premia i delinquenti e abbandona i cittadini onesti!» (1993)

«Dalla questione morale non si esce se i magistrati non andranno fino in fondo e chi parla di congiure e complotti ha invece il dovere di rinunciare all’immunità parlamentare!» (1993)

«I capi mafiosi vanno passati per le armi, bisogna ripulire il Paese dal cancro della malavita.» (1993)

«La questione morale deve diventare l’Algeria della Repubblica italiana nata dalla Resistenza!» (1993)

"L’avviso di garanzia ad Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa è la fine del regime: lo dimostra l'autentico boato che ha salutato la notizia da me data alle migliaia di veronesi che affollavano il mio comizio… Pare proprio che il sistema si reggesse sulle tangenti e sulle organizzazioni criminali". (1993)

"Ormai mi sento a disagio nel frequentare questo Parlamento: chiederò ai gruppi parlamentari missini di valutare l'opportunità di non partecipare più ai lavori della Camera e del Senato". (1993)

«Lo sdegno e l’amarezza che pervadono la Nazione di fronte allo scandaloso verdetto di autoassoluzione che il regime si è confezionato con il voto dell’aula di Montecitorio sul caso Craxi sono da noi interamente condivisi. La nostra forza politica chiede l’immediato scioglimento delle Camere e nuove elezioni proprio per consentire alla giustizia di procedere nel suo corso senza intollerabili franchigie e pretestuosi ostacoli. Che sia il popolo sovrano, nel nome del quale la giustizia si esercita, a superare l’inammissibile scudo della immunità parlamentare e a consentire ai giudici italiani di svolgere sino in fondo la loro irrinunciabile funzione. Con i più cordiali, deferenti saluti». (Lettera a Francesco Saverio Borrelli, il giorno dopo il no del parlamento sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi)

«Se il presidente della Repubblica è veramente il galantuomo che dice di essere, non si renda complice di quella banda del buco che sta a Palazzo Chigi, e non firmi il decreto che normalizza la corruzione". (1993 rivolto a Scalfaro sulla firma al primo decreto salvaladri)

«Di Pietro è meglio di Mussolini» (1993)

«I carabinieri sospesi dal servizio per aver portato Enzo Carra in manette al tribunale sono gli agnelli sacrificali ai signori del Palazzo che hanno strepitato per quel presunto caso...». (1993)

"La gente i tangentisti li vuole in galera". (1994)

"Sono lieto che Di Pietro abbia detto di aver indagato in tutte le direzioni, io non ne avevo mai dubitato". (1994)

"Non c'è ragione perché Berlusconi si dimetta da Premier. Ha tutta la nostra solidarietà, c'è un uso politico di certi atti giudiziari. Un avviso di garanzia non è un rinvio a giudizio". (1994 dopo il primo avviso di garanzia a Silvio Berlusconi il 22 novembre)

"Berlusconi resta il leader del Polo; un rinvio a giudizio non è una condanna" (1995 dopo il primo rinvio a giudizio di Berlusconi)

«Borrelli vive uno sfrenato protagonismo, Davigo è sopra le righe, questi pensano di essere una casta sacerdotale di aristocratici» (1997)

«Dobbiamo liberarci della malattia infantile del giustizialismo" (1997)

«Si continua a fare un uso politico della giustizia per eliminare dalla scena gli avversari politici» (1999)

"Una parte della magistratura è politicizzata. Negarlo sarebbe negare l'evidenza" (2003)

FONTI

"Gianfranco Fini – Una Faina Senza Zavorra" di Gian Antonio Stella, estratto di "Tribù – foto di gruppo con cavaliere" (Mondatori, 2001);

"Il Fascista del Duemila – le radici del camerata Gianfranco Fini" di Corrado De Cesare (Kaos, 1995);

varie citazioni tratte dai "Bananas" di Marco Travaglio e da vari siti internet.

Bellachioma sembrava, nella cena dei Telegatti tra soubrette e champagne, aver eletto Gianfrà a suo erede, - "c’è Fini che giustamente si propone in maniera autorevole ed ha ragione ad avere tali aspirazioni" - o quantomeno ad autista del futuro "Partito delle Libertà". Gianfrà non aspettava altro. Da 13 anni. Reazioni? AN dalla voce autorevolissima di Playmobil è lusingata, ma riconferma la fiducia a Bellachioma per "far cadere il governo alle amministrative". I leghisti con la sobrietà che li contraddistingue esprimono il loro garbato dissenso ("come due dita negli occhi" risponde Maroni in stile "calderoniano" più all’idea di partito unico che a quella di Fini leader), Casini rimarca il disinteresse verso quella Casa dalla quale sta traslocando, Formigoni come al solito si autoaccredita come leader "Berlusconi ha indicato… ma ce ne sono anche tanti altri perché fortunatamente non ne abbiamo uno solo". Dunque Berlusconi sta per mollare?

Ma nemmeno per sogno. Sapendo di essere immortale (e che Cribbio!), ha rettificato di essere lui il leader, ha posto le carte in tavola sul Partito Unico (che la Lega rifiuta, propendendo alla soluzione federativa) e ha armato (ai Telegatti) di baionetta Mentana & C. e lo stesso Fini contro il ddl Gentiloni. Voci bene informate dicono che punti al Quirinale in un futuro prossimo, collocando il fidato Gianfrà alla Presidenza del Consiglio. Come al solito, da 12 anni a questa parte, Arcorman lancia l’osso e tutti corrono a prenderlo mentre lui si riempie la pancia. Esemplare l’editoriale del 29 gennaio di Paolo Franchi, direttore del "Riformista", una delle migliori cose di quest’anno.

Ma stavolta, almeno per qualche ora, è balenata l’idea dell’eterno "enfant prodige" della destra italiana alla leadership della CDL.

Gianfrà come si è notato dall’Ipse Dixit iniziale non è un campione di coerenza, anzi sembrerebbe un paziente affetto da gravi disturbi da personalità multipla. Non avendocela fatta per motivi anagrafici ad essere paracadutista nell’RSI, ha deciso la più ardua e pericolosa via del paraculismo.

Non c’è un solo argomento sul quale non abbia cambiato idea, anzi, una sola ferrea convinzione : fare carriera, e a ogni costo. Montanelli, non un Diaconale qualsiasi, lo aveva eletto come unico credibile leader della Destra italiana, il corrispettivo di D’Alema a sinistra. Come al solito ci aveva preso, su entrambi. Solo che uno dei due è un Re senza Corona.

Bolognese (come PierCasinando), nato il 3 gennaio (come Agostino Depretis, 8 volte presidente del Consiglio) del 1952. Il padre Argenio fu volontario nella RSI (il nonno paterno era un militante comunista, quello materno aveva partecipato alla Marcia su Roma), ma si avvicinò con gli anni al PSDI; lo stesso Gianfranco prende il nome da un cugino del padre ucciso dai partigiani. Nel 1969 Gianfrà si avvicinò al MSI nella Bologna roccaforte della sinistra italiana (nel 1999 con il suo contributo decisivo verrà eletto il primo sindaco non comunista ne postcomunista dell’Italia repubblicana) dopo una lite con gli estremisti di sinistra che gli impedirono la visione del film di John Wayne "I Berretti Verdi". Trasferitosi con la famiglia a Roma si iscrive nella facoltà di pedagogia (laureato nel ’75 con il massimo dei voti) e inizia la sua carriera politica nel Fronte Della Gioventù; da qui inizia la scalata al potere. Si candida (invano) alle amministrative romane del ’76 con la benedizione del futuro del futuro "colonnello" di AN Teodoro Buontempo, diviene segretario nazionale del Fronte nel ’77 (Almirante lo nominò di forza nonostante fosse giunto quinto su sette candidati). Nelle politiche del 1983 entra giovanissimo in parlamento come primo dei non eletti, grazie alla scelta di circoscrizione di Almirante, lo stesso anno viene assunto come giornalista al "Secolo d’Italia" dove conoscerà la futura moglie Daniela. Nell’87 è rieletto alla Camera e Almirante lo presenta come suo "delfino" spingendolo alla segreteria del MSI, con vice Giuseppe Tatarella, altro suo mentore. Eccetto la breve e disastrosa parentesi rautiana, Fini rimane segretario del MSI (si candida a sindaco di Roma, sconfitto da Rutelli) fino al 1995, fino alla svolta di Fiuggi dalla quale nasce Alleanza Nazionale.

Il ritratto che tutti danno di lui è quello di un uomo freddo ed estremamente pragmatico, scevro di ideologie. Quasi quasi se nel fatale ’69 avesse visto un film di Pontecorvo o Pasolini sarebbe diventato il delfino di Berlinguer! La proverbiale freddezza è il tratto principale : a Fiuggi tra le lacrime e la commozione dei (post) fascisti, declamava la nuova vocazione del partito, avendo fiutato le possibilità che gli si presentavano.

Ma queste sue doti non sempre erano state apprezzate. In gioventù la sua moderatezza veniva derisa dai camerati, che lo chiamavano in tono di scherno "er Caghetta" un Don Abbondio bravo a comiziare, meno a manganellare; i futuri terroristi Mambro e Fioravanti lo definivano un vile, altri raccontano che ai cortei per evitare la rissa si vestisse in borghese pronto a camuffarsi per evitare le botte.

Almirante lo prese sotto la sua ala, per dare un volto presentabile al partito, e Fini ammetterà di dovergli tutto, come non bastasse Donna Assunta in ogni dichiarazione. La patente di democratico passava per la sua moderatezza, ma il solco politico era sempre quello postfascista, almeno fino al ’95. Qui la redenzione. Qua finisce il "tenentino" e inizia il "liberale". Fini "ha eliminato il fascismo come un calcolo renale", sentenzia Veneziani, e come dargli torto? AN è un partito personale, il cui leader è spendibile sia alla casalinga di Voghera che trova Fini affascinante e volitivo, oltre che difensore dei "valori di una volta", sia ai giovani che lo vedono come un leader. Maggiore difficoltà con repubblichini come Tremaglia, o con la base dei tempi che furono, che di svolte non ne vogliono sentire parlare. Un partito talmente moderno da far convergere ex democristiani (il fedele Ronchi, Mantovano), ex piduisti (Publio Fiori, Gustavo Selva), e grandi intellettuali (Veneziani… … Gasparri, Santanchè, La Russa)

A ben vedere è stato osservato come AN sia nata senza alcun travaglio ideologico, ma per la volontà di un leader e in parte di una nuova classe dirigente (Gasparri, Storace, Buontempo, La Russa, Alemanno...), che ha fiutato le possibilità offerte da Mani Pulite e la fine della Prima Repubblica. Non era caduto nessun muro, non c’era stata nessuna rilevante scissione (quelle seguite furono quasi indolori - voti alla mano - per il partito), come nell’altro fronte.

Gianfrà, cambiava idea su Israele (era un filo palestinese, ma lo si può dire di quasi tutta la classe politica italiana), su Mussolini, sul liberismo e l’avrebbe poi cambiata più volte su Bossi e Bellachioma, sempre a seconda delle opportunità che gli si presentavano.

Mani Pulite lo vide con la Lega e la stragrande parte dell’opinione pubblica ad inveire sulla classe politica e difendere l’operato della magistratura, salvo ritrattare poi con i vari Guzzanti, Ferrara, Sgarbi, Pera, Feltri, Liguori… Ma non è un voltagabbana, ha solo cambiato idea. E non accetta giudizi di coerenza da nessuno, lui che dati alla mano ha portato all’apogeo la Destra democratica. Lui che ha costituzionalizzato il partito postfascista, lui che è arrivato alla Farnesina, accreditandosi come statista asciutto e sobrio, lui che è andato in Israele a fare ammenda della sua (ex) ideologia.

La doppia personalità pero si sa è una patologia latente. Prima delle scorse elezioni ha inveito da ogni teleschermo, da ogni piazza; da AnnaLaGarofana ha quasi insultato il mite Franceschini (uno che nel tempo libero scrive favole). Ora la sua arroganza è diventata proverbiale : una moderata arroganza. Patria e valori con bonario accento bolognese. Con questi modi può persino – lui che sarebbe l’ultimo al mondo a poterselo permettere – sentenziare sulla coerenza dei diessini, e sui danni causati dal comunismo nel mondo, proprio lui!!!!

E se gli chiedi di Sottile? Era solo il suo portavoce, nulla lui sapeva.

E Storace e il LazioGate? Garantista ai massimi livelli, lui che avrebbe ghigliottinato Craxi e Forlani.

Molti dicono che abbia avuto una liason con Stefania Prestigiacomo, gli interessati smentiscono, ma qualcosa forse c’è stato. Glielo auguro.

Se nel passato avesse fatto un film porno con Rita Dalla Chiesa, Andrea Roncato, Marco Predolin e i Teletubbies sicuramente direbbe che era un documentario sulle foibe.

Il PSE ha fatto sapere che per ora non c’è verso di accettare un accozzaglia di ex (?) fascisti. Gianfrà si è quasi schernito, ci ha messo tanto a diventare moderato. Ha evitato di commentare Bellachioma sulla superiorità occidentale e sulla simpatica ricostruzione "Mussolini non ha mai ucciso nessuno, ha mandato un po’ di gente in vacanza al confino" (tipo Matteotti, Amendola, Gobetti…), il giorno del Kapò in eurovisione si è eurosbiancato… tante cose fanno uno statista : Laicismo (ma tenendo conto delle radici cristiane), occidentalismo (ma tenendo conto dell’Unione Europea), pluriculturalismo (nei limiti angusti della Bossi-Fini, legge dal vago sapore razzista, quasi un rigurgito giovanile).

Finché avrà fiato sarà lì a sentenziare, arrogante e incurante di tutto e tutti, eccetto che Bellachioma. Aspettando che si schiodi, o che decida di fare una lunga vacanza con Madame Veronica. Ma ha d’aspettare ancora, e non è detto che Alemanno o Maroni o Formigoni non gli facciano le scarpe quando il nano deciderà di svernare.

Il tagliando è tra 5 anni, alle prossime elezioni (se cade Mortadella, c’è Veltroni, MarioMonti, D’Alema, Marini…).

Aspettiamo tutti, amici. L’evoluzione non è finita : dategli un po’ di tempo e Fini diventerà comunista, si farà crescere i capelli, diventerà omosessuale, forse forse con qualche lampada anche di colore. Una nuova svolta per Gianfrà, un "ardito" paraculista.

Habiof




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23 gennaio 2007
L’IDIOTA DEL MOMENTO : FASSINO, IL RAMBO RIFORMISTA.
 
Pierino:"Non siamo in crisi". "Stanno tentando di delegittimarci". "Non ci sciogliamo al prossimo congresso". "A congresso sì al confronto, ma si resti uniti". "Pacs? Si può trovare una soluzione". "Verso PD con forme di federatività".

Di tutto di più. Il mondo secondo Fassino. Il mondo visto all’alto di 1.90, ma sopra un corpicino da ballerino classico pallido e scipito.

Nasce da famiglia socialista lo stesso giorno in cui si forma la Repubblica Democratica Tedesca, ma i contatti reali con il comunismo finiscono qui.

"non sono mai stato comunista (…) mi sono iscritto al PCI contro il comunismo" (Sette, 1 novembre 2001). Però da comunista (o da liberale, fate voi) ha ricoperto tutte le cariche, fatto comizi, e scalato tutti i quadri fino alla segreteria. Poi la folgorazione al riformismo, al Craxi che "interpreta le domande di una dinamicità che cambia" e poi "la sfida con Craxi colse i comunisti (anzi i liberalcomunisti n.d.r.) impreparati e mise a nudo il loro ritardo nel misurarsi con la modernità". In effetti Berlinguer, come spiega Pierino non condivideva la modernità craxiana "Mi è capitato spesso di pensare a Berlinguer come a un campione di scacchi che sta giocando la partita più importante della sua vita: la partita dura ormai molte ore; sta giungendo alle battute finali e guardando la scacchiera il campione si accorge che, con la prossima mossa, l’avversario gli darà scacco matto. Ha un solo modo per evitarlo: morire un minuto prima che l’altro muova".

In effetti Berlinguer è morto prima dello scaccomatto di Bettino, stravincendo in modo imbarazzante tutte le elezioni precedenti, e riuscendo anche a vincere da miglior vita : il 17 giugno dell’84, pochi giorni dopo la sua morte, alle elezioni europee l’Italia commossa onorava lo statista sassarese decretando la prima sconfitta democristiana. Quel Berlinguer che ancora parlava di salari, di pensioni, di scala mobile. Ma quel 33% di italiani non avevano capito la modernità di Craxi, e non avrebbero capito in seguito perché il nuovo riformismo deve allungare le mani nelle tasche dello Stato, e perché il nuovo riformismo deve fuggire con la coda tra le gambe in lidi esotici.

Torniamo all’aspirante statista, una delle figure si spicco del riformismo attuale. Un grande statista, rispettato da tutti, riconosciuto per la sua astuzia, capacità, definito il migliore della sua generazione, quello che sta rivoluzionando la politica estera italiana. Ah no, scusate è D’Alema.

Un gran personaggio, che cultura, si intende di musica, di arte, fa anche il Dj e ha doppiato un cartone animato. Poi è molto gioviale e rassicurante, un kennediano con il cuore d’oro, avete sentito i progetti per debellare la fame nel mondo? Roma è difficile da gestire e lui sta facendo… Capperi, scusate ancora, questo è Veltroni!

Ora che è uscito dai DS andrà al tavolo dei volenterosi e si farà sentire, che grande economista questo… questo Nicola Rossi. Ho toppato ancora.

Guardando il titolo del post mi sto accorgendo che devo parlare di Fassino. Ma perché tocca a me? Non ne hanno voglia gli altri e lo devo fare io? Ma poi chi è questo Fassino, cosa fa nella vita? Il segretario? E dove? Lo posso raccomandare a mio zio, ha troppe scartoffie nella scrivania.

Ah ecco, è il segretario del maggiore partito della sinistra. O di ciò che ne rimane. E ciò è tutto merito di questo "galantuomo piemontese", a quanto dice un suo simpatico conterraneo.

I DS negli ultimi cinque anni, da quando Pierino è segretario prendono il 16-17%, una percentuale vicina al socialismo moderno craxiano e circa la metà del PCI di Berlinguer, che non era così moderno da governare con un 10%. Il partito è rimasto cinque anni in stasi, una lunga pausa di riflessione, nella quale come sostiene Nicola Rossi, non è stato avviato nessun dibattito ideologico, eccetto uno : il Partito Democratico. Questo protopartito, nelle intenzioni verrà creato da Fassino e Rutelli, due uomini all’avanguardia che fecero il botto nel 2001 : l’Italia decise che preferiva Bellachioma, e li lasciò malinconicamente a briscolare.

Ora però che si fa sul serio, Fassino è circondato da mille problemi.

Veltroni, dopo la lunghissima vacanza a Veltronia è pronto a ritornare. D’Alema ha scontato il giubilo post-governativo e ora si è ripreso il partito con gli interessi, e mette parola anche sull’arredamento del futuro PD. Mussi minaccia, Bersani bersaglia, Rossi sobilla, Angius col mal di pancia e in mezzo uno spaventapasseri. Qualcuno pensa che è meglio che si limiti a questo : l’ultima volta al telefono con Consorte stava per fare un pasticcione. Un errore di valutazione : voleva essere craxiano fino in fondo, ma di Cinghialone ce n’è uno solo, e tutt’al più è sopportabile prenderti uno stalliere scomodo e corrompere guardie di finanza, ma non conversare amabilmente al telefono.

Il partito, lacerato, si risveglia dopo la catarsi, e Fassy guarda spaurito a destra e a manca. A manca la sinistra radicale con a capo Mortadella ha stravinto a Caserta. A destra Morando & C. non ne hanno più tanta voglia di prese per il cuneo sulla politica economica. Turco e Melandri sono folgorate dal fascino del baffo. Luca Cordero di MonteMieli aspettano Veltroni. Resta solo CiccioBello. E’lui il suo vero e unico amico. Hanno affrontato assieme tante battaglie perse, e vogliono perdere anche la prossima :

CICCIO "Piero entriamo nel PPE?"

FASSY "Ma aspetta un pochino Ciccio, noi abbiamo il doppio dei vostri voti, poi lo sai come sono Salvi e Mussi…"

CICCIO "Ma fregatene, riscopri le tue radici, in fondo il PCI era Moro col colbacco"

FASSY "Per bacco, Ciccio mi hai convinto, andiamo a farci una cicoria assieme?"

CICCIO "Volentieri, viene anche Marini"

FASSY "Chi Valeria?"

E’la resa dei conti. Dai che ce la fai Piero. Tu e Anna avete già prenotato il loaft Democratico in Via dei Popolari n. 2007, e siete in gran bella compagnia : Barbara e Francesco che servono gli aperitivi, Massimo e Walter che fanno gli spiedini alla griglia, Livia e Giovanna che prendono il sole nella sdraio, Romano che fa cyclette (ah le vecchie abitudini…). Poi gli ospiti : Luca, Paolo e Carlo chiedono di te, poi stanno per arrivare Fausto e Lella con Oliviero (hanno fatto pace : dopo essersi scontrati nel parcheggio hanno deciso di fare un "Sinistro Europeo", con annessa constatazione amichevole), e in serata ci raggiunge Silvio con la claque. Che vita questi democratici. MA A CHE PRO’-DICO IO!
Habiof




permalink | inviato da il 23/1/2007 alle 11:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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