Inizio questa breve relazione, parlando del Paese che mi ha ospitato questi ultimi mesi.
La Romania è una nazione molto bella e affascinate. Nonostante la turbolenza della sua storia socio-politica, questa terra è riuscita a mantenere delle invariate caratterisitiche naturali.
Il giudicato di Brasov (dove ho trascorso il periodo della borsa) è situato tra le montagne della Transilvania, nel cuore dei Carpazi, in luoghi incontaminati tra boschi, natura e castelli medievali immersi nelle misteriose leggende del Conte Dracula.
Da queste parti, soprattutto nelle campagne, la gente è ancora molto vicina a leggende medievali. Questo fa crescere il mistero e il fascino di questo paradiso terrestre, trasformandosi in un involontaria attrazione per i tantissimi turisti che ogni anno popolano i sempre i più attrezzati Hotel e punti di ristoro del giudicato.
Brasov conta 300 mila abitanti ed è la seconda città con il reddito pro-capite più alto della Romania.
Il “benessere” della città dell’entroterra è dovuto al turismo e alla sempre più alta presenza di industrie, per lo più di proprietà straniera, italiana in primis.
Parlare di benessere in Romania è cosa molto ambigua. Lo stipendo medio di un operaio è di 400 Leu al mese (poco più di 100 euro) quello di un professore sfiora i 500 Leu (130 euro) le pensioni non arrivano neanche a 50 euro.
Nonostante l’entrata nell’Unione Europea (Gennaio 2007) la Romania è lontana anni luce dai parametri di Maastricht al punto che le più rosee previsioni danno l’entrata nella moneta unica, non prima del 2015.
Come tutti sappiamo i bassi costi di produzione sono il “segreto” del capitalismo, quindi la Romania è letteralmente invasa da quelli che in Italia, Francia, Germania, Inghilterra sarebbero dei medio/piccoli imprenditori e invece in una terra povera e sfruttata come quella carpatica, fanno la parte dei leoni e conducono una vita da re.
Questa enorme differenza capitale/lavoro, sta sconfinando nella disperazione più totale e portando i rumeni a fuggire come dei disperati verso terre più ricche.
Nonostante la situazione sempre più precaria, la popolazione rumena ha un debole per gli stranieri.
Mai dimenticherò la gentilezza di quel popolo; i loro modi d’altri tempi (addirittura l’inchino) verso chi, nel loro immaginario, sta facendo del bene.
L’aspetto accademico del mio erasmus è stato molto utile e importante.
Sin dal mio arrivo all’Università capii che quella sarebbe stata una grande esperienza di accrescimento umano e culturale.
La presenza fissa e costante del coordinatore, ha permesso a noi erasmus di integrarci nei gruppi di lavoro organizzati per i nostri colleghi rumeni e così poter lavorare tutti insieme durante gli interessantissimi seminari che la facoltà metteva a disposizione.
In questo modo è stato molto più semplice trovare la dimestichezza con la lingua, che pur essendo per alcuni aspetti simile alla nostra (neo-latina) presenta delle influenze slave che induriscono parecchio la pronuncia e la rendono difficile da capire.
Chiudo questa breve relazione, consigliondo ai miei colleghi la mia esperienza appena terminata.
Roberto Putzu